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Territorio

Le Marche e
i Castelli di Jesi

Facciamo vino nelle Marche, il nome al plurale di un territorio che è “l’Italia in una regione” e ha dato i natali a personaggi quali Federico II, Raffaello, Leopardi, Rossini, Montessori.

Situata ad Est della Toscana, con cui ha condiviso il Rinascimento, la regione si estende per i 60 km che separano a ovest i 1.500 metri dell’Appennino dalle coste del mare Adriatico. Un paesaggio dominato da dolci colline e campagne disegnate da secoli di mezzadria con una storia caratterizzata da 500 anni di appartenenza allo Stato Pontificio.
La tradizione vitivinicola delle Marche è pre-romana e già praticata dai Greci, che ne fondarono il capoluogo Ancona nel 387 a.C. I monaci benedettini la consolidarono in tutta la vallata del fiume Esino. Qui iniziò, su nuclei abitativi Longobardi, la costruzione delle mura e dei bastioni dei 24 borghi che danno il nome ai Castelli di Jesi – luogo unico di produzione di uno dei più importanti vini bianchi italiani grazie al connubio secolare con il vitigno autoctono marchigiano più conosciuto: il Verdicchio.
Una denominazione dalle grandi differenze - “da ogni Castello, un Verdicchio” - con altitudini che variano tra gli 80 e i 600 metri e pendenze che controllano diversi microclimi a livello di singolo versante. Un territorio solcato da vallate perpendicolari alla costa, corridoi naturali che collegano le colline del Verdicchio dei Castelli di Jesi e il mare; con la zona di più antica coltivazione detta del Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico.

I nostri vigneti

I 30 ettari dei nostri vigneti sono a Staffolo, a 300 metri s.l.m., nel cuore della sottozona più vocata dell’area del Classico, in un anfiteatro naturale intorno alla cantina - immersi in un microclima che combina escursioni termiche continentali a brezze marine dalla costa Adriatica.

Giovanni Tombolini scelse queste colline negli anni ‘70 sulla base di un’antica sapienza. Oggi sappiamo che si tratta di terreni formatisi al ritirarsi del mare che una volta sommergeva Staffolo, tra Miocene e Pliocene inferiore. Rispetto ad altre aree della DOC di più recente formazione, presentano una percentuale molto superiore di vene calcareo-argillose a prevalenza di sabbia e arenaria (FAA2), alternate ad argille azzurre (FAA), ricchissime di carbonato di calcio, composizione primaria dei terreni di origine marina.
Un suolo che spinge le radici ad affondare nel terreno, e che dissipa calore, permettendo alle uve di maturare più lentamente, mantenendo un perfetto bilanciamento tra acidità e zucchero.
Un territorio irripetibile altrove che esalta la versatilità del Verdicchio – un vitigno che può dare vini che esprimono potenza e insieme eleganza, grandissima longevità mantenendo una sorprendente freschezza solo in questi luoghi.

vigneti Tombolini

Composizione terreni
43% FAA2- Arenarie di Borello - le più antiche e risalenti al Pliocene inferiore Medio. Una percentuale elevatissima e una caratteristica unica se paragonata al 10% in media del territorio dei Castelli di Jesi.
altitudine
s.l.m. 220-300m
Escursione
termica Lug-Set
15-20 C gradi
Precipitazioni
annue
800-900 mm
Esposizione
L’antico borgo sorge su un’altura nel cuore della zona storica del Verdicchio, a 440 metri slm. Il suo nome deriva dal Longobardo staffal - “palo di confine” - e compare per la prima volta in atti notarili risalenti al 1078.
Libero comune, mai assoggettato a Jesi né al Sacro Romano Impero, il suo simbolo è il Torrione dell'Albornoz (XIV sec.), costruito su ordine dell’omonimo Cardinale per ristabilire la supremazia di Papa Innocenzo VI ad Avignone. Grazie a Fulvia, il Torrione è oggi di nostra proprietà; dalla sua unione col nome Fioretta, moglie di Giovanni, deriva il nome del nostro vino di famiglia: Castelfiora.

Staffolo, Colle
del Verdicchio

Staffolo è da sempre tra i Castelli di Jesi più vocati alla viticoltura tanto che, nel metterlo a ferro e fuoco nel 1354, i mercenari del provenzale Montreal d’Albarno lo trovarono già “pieno di molto vino”.

La cucina delle Marche e il “Verdicchio d’Oro”

I ristoratori di Staffolo sono stati i primi ambasciatori del Verdicchio dei Castelli di Jesi.

All'inizio del ‘900 sono intraprendenti cantine di Staffolo ad aprire osterie a Roma e inaugurare la prima “esportazione” del Verdicchio fuori dalle Marche – un legame speciale tra la Città Eterna e I Castelli di Jesi, per secoli unite dallo Stato Pontificio. Severino Severini, uno dei padri della sommellerie italiana era di Staffolo – e negli anni ’60 nel suo ristorante stellato a Roma proponeva anche Verdicchio ai suoi habitué: Gary Cooper, Grace Kelly, Marlon Brando e Sophia Loren.

Da questa tradizione è nato a Staffolo uno dei primi premi nazionali di cultura enogastronomica con il patrocinio dell’Accademia Italiana della Cucina: il “Verdicchio d’oro”.
Possiamo allora partire da Staffolo per esplorare la gastronomia delle Marche, con la sua combinazione unica di mare, campagna e bosco che ben si sposa con la versatilità del Verdicchio dei Castelli di Jesi, da alcuni definito il miglior vino da pesce al mondo, ma che si abbina perfettamente anche con antipasti e piatti a base di carne bianca: il bianco perfetto per la dieta moderna.

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I NOSTRI VINI
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